"Sei un guru e un grande Maestro. Vorresti in poche righe raccontarti ai giovanissimi che si affacciano al nostro mondo solo ora?"

Io sono un eterno ragazzo che ha trovato il segreto per non invecchiare. Qual è questo segreto?”Mai perdere la curiosità!” Ecco se c’è una cosa che mi caratterizza è questa mia sete di avventure, questa voglia di dissetarmi alla fonte della conoscenza, questa ansia di viaggiare, di conoscere il mondo e di impadronirmi dei suoi segreti. 
Questa mia speciale condizione di “viaggiatore del mondo” mi ha permesso di coltivare quelle che fin da piccolo sono state le mie grandi passioni: la musica, il ballo.
In realtà sono nato come musicista e per tanti anni ho avuto la fortuna di vagabondare per il mondo a cavallo di sette note.

Fu proprio nel periodo che facevo il pianista in un piano bar di New York che conobbi la salsa. 
Una sera entrai nel mitico Copacabana (ritrovo della comunità latina di New York) e subito mi innamorai di quel ritmo travolgente che mi ha aiutato a far prendere il volo alla mia anima danzante.
Non credevo sinceramente che la salsa avrebbe cambiato cos’ radicalmente la mia vita! 
Col tempo ho finito col mettere un po’ da parte le mie ambizioni musicali per trasformarmi in ambasciatore della salsa e della cultura che essa esprime.
Un ruolo che continuo a svolgere con immutato impegno e passione anche se oggi mi considero di più “agitatore culturale”. 
Non mi limito, infatti, solo ad insegnare o a fare spettacoli, cerco soprattutto di mantenere viva l’attenzione verso tanti aspetti che vengono inspiegabilmente trascurati, in primis la musica.

“Ci sono delle persone che hanno in partenza un proprio linguaggio corporeo, mentre altre persone si avvicinano alla danza proprio col segreto desiderio di sviluppare un linguaggio che non possiedono...” Maestro, a proposito di questo, quale approccio iniziale consigli a chi si accosta al tuo mondo per la prima volta? Quale iter? 

Noi italiani generalmente partiamo svantaggiati perché fin da piccoli la società in cui viviamo tende a renderci muti, ovvero ci inibisce ad esprimere con il corpo le nostre emozioni.
Pensa, ad esempio, a noi maschietti a cui per anni ci viene insegnato a non sculettare, poi ecco che in età adulta ci imbattiamo in un bel merengue dove invece devi muovere il bacino e pure in maniera sensuale.
Il mio consiglio è quello di lasciarsi andare, di essere gentili con se stessi, di prendere tutto come un gioco, senza farsi mai prendere dall’ansia di prestazione. Ecco, il segreto è quello di lasciare divertire quel fanciullino che è in noi. 

“Quale è stato il tuo?” 

Io ho sempre avuto una cosa ben chiara in mente: che se volevo capire cosa fosse la salsa, come si ballasse o come si suonasse dovevo assolutamente andare nei luoghi di origine. 
Ancora oggi continuo ad andarci, anzi oggi lo faccio con un piacere ancora maggiore proprio perché qui in Italia abbiamo sviluppato un linguaggio sopra le righe, perdendo completamente la strada della semplicità. 
Per questo reputo importante tornare di tanto in tanto alle origini per sciacquare i panni e per ricordarsi da dove viene la salsa e come essa viene ballata. 
Tempo fa una mia amica portoricana mi disse una frase che mi è piaciuta molto: "Una volta che hai imparato a ballare, se vuoi capire se veramente sai ballare, allora vai per la strada!!!..." 

“La salsa come strumento di terapia, soprattutto per la donna” ti va di spiegare questa tua bellissima dichiarazione alle signore che seguono Movimientolatino?”

La donna, nonostante i guasti provocato da un esasperato femminismo, ha per natura una maggiore grazia, una maggiore eleganza e un'innata predisposizione per il ballo. 
Il problema è che, oggi, molte fanciulle hanno una femminilità repressa e spesso si vergognano a tirare fuori la donna che hanno dentro. 
Conoscere bene il proprio corpo, conoscere meglio se stesse diventa il modo giusto per riuscire a sprigionare le proprie emozioni, ed esprimere al massimo la propria femminilità ed in questo il ballo può essere profondamente d’aiuto.
Non a caso in molte civiltà la danza è considerata uno strumento di guarigione

“Quali le tematiche sviluppate nel tuo CORSO DI MUSICA APPLICATA AL BALLO?”

Questo corso nasce in un momento in cui sentivo forte il desiderio di andare “oltre”. 
Volevo fare in modo di mettere al servizio di chi balla le mie conoscenze musicali.
Oggi, purtroppo, proprio perché c’è in giro tantissima concorrenza invece di puntare sulla qualità si sta commettendo l’errore di puntare sulla quantità. 
Per cui molti maestri (magari di controvoglia) lavorano sempre di meno sulle basi per concentrarsi di più sulle figure.
Il risultato è che vedi sempre più spesso gente che balla completamente fuori tempo: la musica da una parte e loro completamente dall’altra.

Ora se per alcune persone il senso del ritmo è assolutamente naturale per molti altri non lo è affatto ed ecco perché trovo che per un maestro sia fondamentale spiegare il tempo e far capire alle persone che “siamo noi che balliamo sulla musica e che non è la musica che viene appresso a noi!”.
In questo corso insegno i rudimenti del solfeggio, le principali nozioni di teoria musicale, la differenza, ad esempio, tra tempo, controtempo e sincopato. 
Aiuto gli allievi, più curiosi e motivati a decifrare la ritmica della salsa e dei vari ritmi che l'hanno generata, a riconoscere i vari strumenti che compongono una orchestra di salsa, imparando, allo stesso tempo a riconoscere e a suonare sia il pattern ritmico della clave (sia essa 3/2 o 2/3) che il tumbao delle congas.

“Rivolgiti da Maestro ai Maestri: qual è il tuo autorevole consiglio affinché si possa trasmettere (e bene) la passione per il ballo?”

La cosa più difficile per un maestro non è insegnare una buona tecnica, né tanto meno saper dirigere un gruppo.
Queste sono cose che si possono apprendere anche strada facendo. 
La cosa più difficile è “trasmettere la passione a chi quella passione non ce l’ha”. E bisogna saperla anche trasmetterla in maniera sana perché è facile in questo mondo creare degli esaltati o quanto meno dei fanatici.
Ed è per questo che noi maestri dovremmo spingere più sulla musica, più sulla cultura.
Il nostro fine non dovrebbe essere quello di creare dei mostri di bravura (pronti però a pugnalare il proprio maestro alla prima occasione) ma dei “salseri per la vita”

“Oggi il mondo della salsa non è più quello di una volta”, Maestro, lo pensi anche tu?

Proprio pochi giorni fa ho scritto un articolo dal titolo “Come sta la salsa?” 
Purtroppo non sono un dottore, tanto meno credo di essere la persona giusta per poter esprimere una diagnosi. 
Potrei al massimo essere un padre che, improvvisamente, si accorge che suo figlio è diventato un ragazzo completamente diverso da quello che immaginava. 
D’altra parte credo che nessuno di quegli eterni ragazzi che hanno mosso i primi passi negli anni '90, immaginava che cosa sarebbe diventata un giorno la salsa: un immenso bazar dove tutto si vende e dove tutto si compra.
D’altra parte, chi siamo oggi? 
O meglio: che cosa siamo diventati? Dei passionari, dei professionisti o degli affaristi? Balliamo sempre con la stessa passione, insegniamo sempre con lo stesso amore oppure ci siamo trasformati in abili manager di noi stessi? 

Difficile dirlo, perché strada facendo molte cose sono cambiate: da entusiasti ambasciatori di una cultura che non prometteva ritorni finanziari, ci siamo poco a poco trasformati in "porta gente", in organizzatori, in venditori (della scuola più bella, dello stile più bello, della serata più bella o solo spesso di illusioni), se non addirittura in gestori di agenzie matrimoniali.

“La tua playlist del cuore, condividila con i tuoi amici di Movimientolatino”

Io ho dei gusti musicali a 360° ma per restare nel campo più strettamente salsero ti citerò un brano per ogni nazione cardine di questo movimento:

·         “Plante Bandera” di Tommy Olivencia (Puerto Rico)

·         “El cantante” di Héctor Lavoe (New York)

·         “Soy todo” dei Los Van Van (Cuba)

·         “Cali pachanguero” del Grupo Niche (Colombia)

·         “Que bueno baila usted” di Oscar Leon (Venezuela)

·         “Oficio de enamorados di Juan Luis Guerra (Santo Domingo)

·         “Mi Tierra” di Gloria Estefan (Miami-Cuba)

·         “Asì es la vida” di Luis Enrique (Nicaragua)

·         “Pedro Navaja” di Ruben Blades (Panama-New York)

·         “De l’Habana a Perù” Maymbe (Perù-Cuba)

Enzo Conte, cantautore: vorresti indicarci alcuni tuoi brani a cui sei legato e che rappresentano momenti importanti della tua intensa esperienza musicale?

Ho sempre affermato che “da grande” mi sarebbe piaciuto fare il cantautore.
La mia prima canzone l'ho composta quando avevo appena quindici anni. 
Si intitolava "Un dolce incontro" e raccontava "la prima volta" di due giovani ragazzi. 
Da allora ho composto almeno un centinaio di canzoni ed inciso anche diversi album tra cui: “La nostra adolescenza” (1980), “Oltre il deserto” (1985) ed “Enzo Vola ai Tropici” (1993).
Alcune di queste canzoni è possibile ascoltarla sul mio canale youtube enzocontesalsa oppure sul mio sito: www.enzoconte.it http://nuke.enzoconte.it/Canzonionline/tabid/478/Default.aspx

“La musica ballata…la musica cantata……ma anche SCRITTA, parlaci dei tuoi libri!”

Scrivere mi è sempre piaciuto tantissimo, quindi mi è venuto assai naturale decidere di scrivere dei libri sulla storia della salsa.
Ma in realtà non scrivo solo di salsa, a parte l’ultimo libro dedicato all’Arte di Insegnare, ho anche diversi romanzi nel cassetto e diverse raccolte di poesie. 
Chissà magari riuscirò un giorno a pubblicare questo mio piccolo archivio segreto!
Tornando ai miei libri, il primo “Salsa, il Tropico dell’Anima” l’ho scritto nel 1995 ed è un libro dedicato in particolare alla musica. 
Il secondo (scritto nel 1997 ed esaurito da tempo) è un libro più didattico e parla della mia grande passione che è la Salsa Portoricana.
Il libro si intitola appunto “La Salsa Portoricana. Metodo storico didattico per l’insegnamento dello Stile portoricano”.
Il terzo libro “Salseando y Bailando” l’ho pubblicato nel 2002 e racconta di più l’evoluzione del ballo ed il contesto sociale e storico in cui nasce.
il quarto libro è uscito nel 2010 e si intitola invece “La Salsa sulla rotta Puerto Rico-New York”.
E’ un libro piuttosto innovativo perché descrive sia l’evoluzione del folklore portoricano che la storia della salsa stessa che, non dimentichiamolo, ha avuto nella Grande Mela uno dei suoi epicentri più importanti. 

L’ultimo libro è appunto “L’Arte di Insegnare”, uscito nel 2013. 
Si tratta di un vero e proprio manuale dedicato ai maestri di ballo. 
E’ un libro che consiglio vivamente a tutti coloro che volessero intraprendere per il futuro questo mestiere così delicato. 

“Si legge poco purtroppo, noi attraverso te, vogliamo fare un appello ai ragazzi e non solo?”

Pensa che qualche mese fa è venuto a fare una lezione privata da me un maestro. 
Ad un certo punto, pensando che gli potesse interessare, gli ho mostrato il mio libro sull'Arte di Insegnare. 
Lui ha guardato la copertina, poi ha esclamato: "Bello! Interessante! Peccato che io non legga!" 
Puoi capire il mio sconcerto, ma quella risposta ci spiga i motivi per cui in questo mondo della salsa spesso c’è così poco amore verso la cultura. 
Un vero peccato perché io credo che leggere sia una esperienza meravigliosa perché ci porta a volare con la mente, ad esplorare nuovi orizzonti, a conoscere nuove idee e magari svilupparne delle altre

Qual è il personaggio latino che ti ha LASCIATO di più e che porti nel cuore?

Senza dubbio c’è una persona a cui sono molto legato perché ha avuto la capacità di cambiare la mia vita. Sto parlando del maestro Papito Jala Jala. 
Vedi, tante persone in questo mondo del ballo vanno dietro le mode, cambiano i loro punti di riferimento e magari si dimenticano persino dei loro maestri fino a ripudiarli.
Io invece Papito non lo dimenticherò mai e non perché era una persona fantastica, al contrario era una persona piena di difetti, ma mi piaceva proprio per la sua umanità che nascondeva l’animo di un vero artista, fragile ma allo stesso tempo capace di tirare dagli altri il meglio di sé.
Papito sicuramente non era il più bravo ballerino del mondo ma aveva un dono particolare: la capacità di entrare in trance nei momenti in cui la musica e la ballerina che aveva davanti lo ispiravano.

“Quale il paese latino?”

Io sono legato in maniera particolare a due paesi latini: il Brasile e Puerto Rico. 
Per il Brasile ho sempre provato una attrazione fortissima fin da quando, da ragazzino, mi ero innamorato delle gesta di Pelé. 
Anche se in genere amo molto la gente latino-americana, con i brasiliani ho una particolare feeling.
Non a caso ho sposato una meravigliosa ragazza brasiliana che da nove mesi mi ha dato anche la grandissima gioia di diventare padre di un bellissimo italo-brasileiro che si chiama Enzo Junior. 
L’altro paese latino a cui sono profondamente legato è Puerto Rico. 
Come Papito, anche Puerto Rico è piena di difetti.
Soprattutto non riesce a valorizzare il grande potenziale che ha.
Però, a parte la musica salsa, c’è qualcosa che mi lega profondamente a quest’isola dove ad oggi sono stato bel 17 volte e dove conto di tornare anche l’estate prossima.

“Una tradizione latina che ti emoziona” 

A me emozionano tantissimo le feste patronali di Puerto Rico. 
In realtà sono feste abbastanza diverse dalle nostre perché durano una settimana intera offrendo al popolo intero la possibilità di ballare gratis per la strada al suono delle migliori orchestre di salsa. 

“Vorresti condividere con noi un tuo ricordo, una tua esperienza di vita che si lega alla nostra comune passione per il ballo o per la cultura latina in genere?” 

Proprio ad una festa patronale, quella di Loìza, è legato uno dei miei ricordi più belli: quando Papito Jala Jala mi diede il grande onore di debuttare nei suoi mitici Jala Jala dancers.
Ricordo che quell’estate (era il 2000) ero ospite a casa sua e partecipavo alle prove dello spettacolo che avrebbero poi presentato in occasione di quella festa patronale. 
La sera prima Papito comunicò la formazione delle coppie e con mia grande sorpresa mi disse che avrei ballato con la bravissima Janet Orta, non ci volevo credere! Potete immaginare che emozione ho provato quando poi, la sera dopo, sono salito su quel palco davanti a migliaia di persone.
Ecco quello è stato uno dei momenti più belli della mia carriera: un italiano a Puerto Rico insieme ad un gruppo interamente portoricano. 
Come è vero che a volte i sogni si avverano!

“Il Brasile oggi… finiti i Mondiali, l’attenzione è calata, ma non la tua, in particolare questa settimana, vuoi spiegarci per quale motivo?” 

Questa cosa mi dispiace molto. 
Mi ferisce constatare quando poco interesse i nostri media provano per l’America Latina e quando ne parlano, ne parlano sempre male o in maniera estremamente superficiale. 
Proprio recentemente in Brasile si è votato per il Presidente della Repubblica e per il rinnovo di Camera e Senato. 
Ebbene i nostri giornali hanno ignorato completamente l’evento, mentre hanno spesso fiumi di inchiostro quando si è trattato di parlare dei campionati di calcio.
Credo che in Italia abbiamo davvero una stampa vergognosa che parla solo di ciò che gli fa più comodo. 

“Vivi ballando o ballando vivi?” 

Questa è davvero una bella domanda a cui rispondo molto volentieri.
In realtà in un prossimo futuro mi piacerebbe tornare a fare il semplice appassionato e smettere di fare del ballo il mio mestiere. 
Credo che se c’è una cosa che ha rovinato questo mondo è proprio il business, al punto di avere creato quello che io ho definito il SUPERMERCATO DEL BALLO.
Ecco io non ho mai considerato il ballo un mezzo per vivere.
Per me il ballo è soprattutto una passione, proprio perché ballando vivo...

“Grazie Maestro”

Grazie a te ed al sito Movimientolatino per le domande niente affatto banali che mi hanno dato la possibilità di raccontarvi un po’ di me